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Paolo Baratella
Un artista "vero" nel laboratorio dell'arte
Paolo Baratella ha sperimentato l'arte in tutte le sue forme. Specie nella democratizzazione dell'opera d'arte consentita dai mass media. Non poteva, quindi, non approdare nella galleria virtuale di BabeleArte.
Paolo Baratella nasce a Bologna nel 1935. Autodidatta, nel 1959 si trasferisce a Milano dove si avvia a una personale sperimentazione artistica in cui arriva a esporre in molte città italiane ed europee, come Bonn, Parigi, Berlino, Barcellona, Basilea, Helsinki, Bruxelles, Mosca, oltre che a New York, San Francisco, Toronto e Montreal.
Negli anni ‘70 lavora in stretto contatto con Giangiacomo Spadari, Fernando De Filippi e Umberto Mariani, formando un gruppo che, senza intenti di convergenze formali, rappresenta una delle più interessanti esperienze artistiche e culturali di quel tempo. Nel 1973 espone al Palais des Beaux Arts di Bruxelles e nel 1974 al Musée d’Art Moderne de la Ville de Paris mentre, nel 1976, gli viene assegnata dal senato di Berlino la borsa del D.A.A.D. che darà luogo a una serie di mostre in varie città tedesche.
Sviluppa la sua arte componendo vasti cicli pittorici ispirati al soggetto contemporaneo; vengono così realizzate serie di opere riunite sotto titoli significativi quali: Cronaca di un mal di testa (1968), Come se mi alzassi e prendessi coscienza (1971), Vita morte e miracoli di Joe Ditale (1974), Toccata e fuga da/per il potere (1977), Bach Hotel (1980), Il 1984 & l‘officina ferrarese (1983), Oh specchio delle mie brame! (1985), Nel fertile abisso del buco nero (1986), Orfeo/Euridice (1987), Zarathustra: il viaggio di ritorno (1988), La parte mancante (1989/90), Fuga della scuola di Atene (1992), Achille e la tartaruga (1999), Nemici (2000/2003).
Numerose sono le mostre in Italia, quali Salvare Venezia alla Biennale di Venezia del 1972, Biennale di Milano del 1974 e 1994, Quadriennale di Roma del 1986 e 1999 e Triennale di Milano del 1992.
Molte anche le personali dedicate alla sua opera, tra le quali si ricordano le esposizioni alla Mudima di Milano e alle Gallerie Civiche di Arte Moderna e Contemporanea di Ferrara nel 1995, a Palazzo Reale di Milano nel 1998, all’area esposizione Zona Servizi Territoriali di Castelfranco Veneto, alla Galleria Soave di Alessandria nel 2002 e a Palazzo Guasco di Alessandria nel 2003.
L’artista ha inoltre insegnato per dieci anni all`Accademia di Brera di Milano.
La sua ricerca nasce sostanzialmente da una visione critica e analitica della condizione politica e sociale della realtà in cui vive. Negli anni Sessanta, utilizza tutti i mezzi di comunicazione di massa, tv, cinema, manifesti pubblicitari, giornali, da cui estrapola le mmagini che poi taglia, elabora e trasforma, costituisce poi grandi pannelli ricchi di citazioni e numerosi riferimenti reali. Baratella utilizza, una tecnica mista e diversificata: la pittura si espande sulla tela quasi fosse un`immagine rubata al reale, importante per questo l`uso della tecnica dell`aerografo. Il richiamo delle tematiche spresse dalla Pop Art, sono ampliate da un chiaro e incessabile bisogno di rivolgere il suo interesse non solo alla realtà visiva così come appare, ma soprattutto di testimoniare un profondo disagio nei confronti della violenza, la povertà e la solitudine che egli respira nella realtà contemporanea. L`arte rappresenta un mezzo esplicativo, fatto di immagini, per poter insegnare e raccontare questa consapevolezza. In questi anni espone le sue opere in numerose mostre personali sia in Italia che all`estero e partecipa ad importanti manifestazioni collettive.
Dall`inizio degli anni Ottanta gli apparati scenografici di Baratella si arricchiscono maggiormente di riferimenti iconografici culturali, pittorici e letterali. Dalla metà degli anni Ottanta, Baratella si rivolge con maggiore attenzione, all`iconografia dell`arte, della filosofia e della storia, che egli esprime con una visione prevalentemente introspettiva, non abbandona la grande dimensione e la costruzione del polittico, anche se assai lontana dai grandi apparati scenografici. Spesso predilige la composizione monocroma, quasi a ritrovare un passato informale. Negli ultimi anni, alla pittura di superficie aereografata, si aggiunge l`impasto di materia cromatica e l`uso di altri elementi come il legno e il metallo e la sua ricerca formale ritrova un senso costruttivo, quello di un intento morale e etico dell`arte nei confronti dell`essere uomo.



